domenica 24 aprile 2016

Page 99 #1

Page 99 #1

Buon giorno lettori!

Oggi vi introduco una nuova rubrica, Page 99.

L'idea  mi è venuta da un vecchissimo articolo su theguardian.com che parla del metodo della pagina 99 per scoprire un libro è un buon libro.
Personalmente non lo conoscevo prima di leggerle l'articolo e qualche giorno fa, arrivando alla pagina 99 del libro che sto leggendo, mi è venuta l'idea di farne una rubrica. Ogni domenica condividerò quindi la pagina 99 dei libri che ho letto, o, se questa fosse assente, la pagina 69.

Diamo inizio a questa nuova avventura con Paula di Isabel Allende.

La madre di Michael mi conquistò fin dall'inizio, era un'anima candida, incapace di una cattiva intenzione, la bontà si leggeva nei suoi occhi liquidi color acquamarina. Mi accolse con semplicità, come se ci conoscessimo da anni, e quel giorno stringemmo un patto segreto di mutuo soccorso, che ci sarebbe stato molto utile nelle prove dolorose degli anni a venire. Ai genitori di Michael, che devono avere desiderato per il loro figlio una ragazza tranquilla e discreta della colonia inglese, non fu difficile indovinare subito difetti del mio carattere; perciò è ammirevole che mi aprisseero le braccia con tanta prontezza.
Non avevo ancora compiuto diciasette anni quando cominciai a lavorare, e da allora l'ho sempre fatto. Terminai la scuola senza sapere che fare del mio futuro; mi prefissi di andare all'università, ma ero confusa, volevo la mia indipendenza e comunque pensavo di sposarmi presto e avere figli, era questo il destino delle ragazze di allora. Dovresti studiare recitazione, mi suggerì mia madre che mi conosceva più di chiunque altro, ma quell'idea mi parve assolutamente strampalata. Il giorno dopo il diploma mi affrettai a cercare un posto di segretaria, perché non ero preparata ad altro. Avevo sentito dire che alle Nazioni Unite pagavano bene, e decisi di mettere a profitto la mia conoscenza dell'inglese e del francese. Sulla guida telefonica trovai in un riquadro una strana parola: FAO, e senza sospettare di che si trattasse mi presentai alla porta, dove mi accolse un giovanotto dall'aspetto scolorito.
"Chi è il padrone qui?" gli chiesi a bruciapelo.
"Non so... credo che non ci sia un padrone," mormorò un po' turbato.
"Ma chi è che comanda di più?"
"Don Hernán Santa Cruz," replicò all'istente.
"Voglio parlare con lui."
"E' in Europa."
"Chi dirige l'ufficio quando non c'è lui?"
Mi diede il nome di un conte italiano, chiesi un appuntamento e quando fui davanti all'impressionante scrivania di quel gentiluomo romano, gli spacciai che il signor Santa Cruz mi aveva mandato a parlare con lui perchè mi desse un lavoro, L'aristocratico funzionario non sospettò che io non conoscevo il suo capo neppure di vista e mi prese in prova per un mese, benché avessi fatto il peggior esame di dattilografia nella storia di quella organizzazione.

Pagina 99


Cosa ne pensate di questa rubrica?

Se vi va di condividere anche voi le vostre pagine, scrivetele nei commenti o lasciatemi il link al vostro post.


Buona domenica,
Athena

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